Nutrizione Enterale Domiciliare
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per il paziente diabetico

Per i pazienti con intolleranza al carico glicidico vi sono invece soluzioni ad alto contenuto lipidico e con carboidrati particolari, quali fruttosio e polisaccaridi di soia, importanti per mantenere sotto controllo le variazioni glicemiche. Vanno usate nei pazienti con diabete (anche non insulino dipendente), diabete gestazionale o con anomala sensibilità al glucosio a causa di stress o terapie mediche iperglicemizzanti.

In questi pazienti la terapia di rinutrizione può scatenare una grave iperglicemia (fino al coma iperosmolare). E la complicanza può intervenire improvvisamente anche in pazienti che all'inizio del trattamento avevano una glicemia normale in quanto da riduzione dell'introduzione orale dovuta alla malattia di base (anoressia, disfagia, stenosi alta del tubo gastroenterico) compensava la ridotta funzionalità pancreatica.

In questi pazienti l'uso dell'infusione 24 ore su 24, per sonda e sotto il controllo di una pompa nutrizionale, permette di aumentare notevolmente la tolleranza al carico nutrizionale:

  • il carico si divide lungo l'arco delle 24 ore richiedendo da parte del pancreas una secrezione insulinica bassa e costante.
  • l'infusione continua permette di valutare più facilmente l'omeostasi glucidica riducendo il numero di controlli della glicemia e delle eventuali somministrazioni di insulina. Sotto l'infusione 24 ore su 24 il paziente si viene a trovare in una situazione abbastanza stabile che riduce i rischi di iperdosaggi dell'insulina.

I pazienti che vengono trattati con infusione nutrizionale di 8-12 ore hanno meno beneficio dall'infusione per pompa, ma in genere questo regime infusionale viene usato quando il paziente ha raggiunto il peso ideale e la quantità calorica giornaliera viene ridotta a quanto è sufficiente a mantenere il peso corporeo. L'uso di soluzioni specifiche per diabetici permette di adattare la terapia nutrizionale al metabolismo del diabetico e a prevenire le complicanze metaboliche del diabete.

Nei diabetici bisogna utilizzare soluzioni normoproteiche (Kcal/N 150-200:1, 0.8 gr di proteine/Kg di peso corporeo) onde evitare che un eccesso di proteine venga trasformato in glucosio sovraccaricando il metabolismo glucidico. La componente glucidica della dieta deve essere contenuta: l'idea che una dieta ricca di carboidrati eviti "lo scioglimento della carne nell'urina" (ossia il progessivo deterioramento di tutta la riserva proteica dei muscoli) è dimenticata. L'orientamento moderno è per in 20-30% dell'apporto calorico del paziente diabetico deve esser costituito da lipidi.

Recenti studi dimostrano anzi che diete ricche di grassi monoinsaturi migliorano il controllo della glicemia del paziente diabetico e così anche i livelli dei trigliceridi plasmatici e del colesterolo HDL. I carboidrati devono esser somministrati in modo da non elevare eccessivamente l'osmolarità della soluzione e in modo che il loro assorbimento sia lento e progressivo. Giova anche aver un modesto apporto di fibre sempre per rendere lento e progressivo l'assorbimento dei nutrienti.

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