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Conosci te stesso
“...ti hanno ucciso un figlio, dunque uccidimi al più presto”. Ma l’indiano rispose: “Quando i miei volevano ucciderti, io mi sono ricordato di mio figlio, ed ho avuto pietà di te. Non ti prendo in giro: torna dai tuoi, e continua a ucciderci, se vuoi”. E lo lasciò andare.
La sacerdotessa del sole amava le favole antiche e ne scriveva a sua volta, quando l’energia dorata cominciava a calare sopra le terre arse dell’estate piena.
Le avevano affidato un altro caso disperato. Lo avevano portato incatenato nottetempo, ed ora già si trovava in quei bellissimi alloggi, al sicuro, non si sa per quanto tempo.
Naturalmente, come tutti gli ospiti forestieri, anche quello era stato messo in condizioni di non nuocere più nè agli altri, nè a se stesso. Guardato a vista, mani legate in modo che potesse mangiare e bere e in più adempiere ad altre utili incombenze della vita quotidiana.
Aveva decapitato diversi ostaggi e mandato suo fratello a suicidarsi, imbottito di esplosivo, dentro a un affollatissimo cinema dall’odiato nome americano.
Ogni stanza della villa agreste, immersa in un tenue paesaggio d’uliveti e campi d’avena, aveva ampie finestre che davano direttamente sulla gioiosa operosità d’ogni specie conosciuta di piccoli volatili. Rondini, passeri, merli, colombi, tortorelle, picchi e tanti altri.
Mancavano quelli domestici, perché non erano abbastanza indipendenti.
Non era solo questa la colonna sonora delle lunghe, meravigliose giornate. Una musica continua usciva dalle mura, sonorità molto varia.
Il mattino e la notte era sinfonica, poi d’ogni specie e d’ogni paese del mondo. La voce umana s’udiva raramente e taceva pudica quasi subito.
Mentre l’assassino torvo, pieno di odio s’immaginava la morte di un ragazzo che volava col surf sopra un’onda altissima, entrò bussando la sacerdotessa del sole, come dovesse scuotere uno zombie.
“Non sei il solo assassino al mondo e non sono così speciali nemmeno quei poveracci dei tuoi simili. Se vuoi ti porto qui vicino, in un istituto di genetica dove macellano le bestie commestibili. Ti troveresti un po’ a tuo agio, ma forse non avresti lo stomaco. Sai, quella è gente normale che fa, ridendo, un mestiere infame per tutti gli altri umani. Non sono così zuccherini come te, che hai bisogno di proclami e giustizia divina per armare la tua mano. E se credi che eliminare un po’ del genere umano abbia tutta questa importanza, sei un illuso, carino! La vita continuerebbe ad agitarsi felicemente come al solito, allevando altri terribili americani e similari, sorridenti, sempre in piena attività. Sei qui perché tu sappia il minimo indispensabile e conosca di quale pasta sei fatto. Se sei un ritardato sarai curato con generosità, altrimenti farai da solo”.
Quello era sempre più torvo. Il suo odio cresceva a dismisura, per poco non esplodeva dal collo in su, facendo schizzare via la testa come risucchiata da un imbuto.
La voce di lei era dolce, suadente come quella di una benevola sirena.
“Mi fa ridere anche il capo che ti ritrovi. Se tu sapessi come era l’Europa tanti secoli fa, rideresti di lui e il suo carisma sarebbe zero. Quello che farebbe di voi uno spettacolo unico, là lo hanno fatto in lungo e in largo con teste coronate e poveri bifolchi. Ogni volta, ogni esecuzione era un gaudioso spettacolo da circo e il pubblico attorno beveva e mangiava soddisfatto. La vostra organizzazione è uno sputo nell’universo spazio temporale, rispetto ai veri guerrieri della morte, quelli dei tempi andati. Voi spaventate all’improvviso dei poveracci che stanno leccando il loro gelato. Quelli erano molto più temuti e il loro arrivo era immaginato direttamente dagli inferi a lì. Inquietudine continua. Desolazione. E coi gas, cosa vi credete di fare? Dopo i forni crematori, le montagne di ceneri. Io sono figlia di questa Europa e di quella scappata verso la costa americana. Potrei fare di te ciò che voglio, ma mi è sufficiente che tu sappia di non essere il primo e unico della storia umana a permettersi di sfogare la propria malvagità. Sei un pidocchio di odio rimasto attaccato alla criniera d’un pianeta in certi posti molto appagato, in altri scosso da carestie e tragedie bibliche. Non possiamo permetterci di perdere troppo tempo con te, dunque datti una regolata”.
Non ci crederete, lo so, ma io vi dico ugualmente ciò che accadde. Il corpo dell’assassino, dalla rabbia, prima cominciò a tremare, poi eruttò pezzi di carne ed ossa, ad uno ad uno.
E non si ritrovò mai la testa, come non l’avesse mai avuta.


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